- Biografia

Marco Columbro nasce a Viareggio il 28 giugno 1950 e dopo aver studiato, nei primi anni settanta, pedagogia con indirizzo psicologico all’Università di Firenze, rinuncia alla laurea per intraprendere la carriera di attore. Nel 1974 si trasferisce a Milano e inizia la sua carriera artistica al Refettorio, il più celebre locale di cabaret di Milano, assieme al Derby, Qui viene notato da un regista teatrale che gli propone di fare teatro per le scuole.

Nel 1976, lavora per alcuni anni con diverse compagnie teatrali, dalla cooperativa Giullari Teatro Popolare diretta da Arturo Corso – braccio destro di Dario Fo – a quella del Teatro di Porta Romana con  “Gli arcangeli non giocano a flipper” sempre testo di Fo. Nel ‘78 recita nella “Histoire du soldat” di Igor Stravinskij , prodotto dalla Scala di Milano con la regia di Fo.

Debutta in RAI, nel 1975 facendo il mimo in un programma par la Tv dei ragazzi dal titolo “Papà, Papà voglio anch’io la luna” per la regia di Guido Stagnaro. Sempre nel 1975, prende parte allo sceneggiato “Marco Visconti”, per la regia di Anton Giulio Majano.

Continua la sua collaborazione con a RAI e nel 1979, fa una piccola particina  in “Fantastico”, Nel 1980 conduce su RAI 1, insieme a Patricia Pilchard  e Cinzia De Carolis, il programma estivo Fresco fresco, un contenitore meno lungo di Domenica in…, in onda dal lunedì al venerdì.

Nel 1981 arriva la svolta artistica col passaggio alla Fininvest e alla neonata Tele Milano, che diventerà nell’arco di pochi mesi Canale 5. Per la rete “ammiraglia” della Fininvest, Columbro doppia il pupazzo FIVE, mascotte della neonata Canale 5, presente in Pomeriggio con Five, uno dei primi contenitori di cartoni animati di Mediaset. Sarà poi Columbro il 5 ottobre 1981- fino allo ottobre del  1983 ad aprire  i programmi mattutini  nella storia della TV italiana conducendo il  programma , “BUONGIORNO ITALIA” insieme ad Antonella Vianini.

Nella stagione 19831984, prende parte alla prima serie del programma televisivo DRIVE IN. Nella primavera del 1984 partecipa al programma  televisivo LA LUNA NEL POZZO condotto da Domenico Modugno in onda su Italia 1.

Nella seconda metà degli anni ottanta conduce vari programmi giornalieri come Autostop, con la partecipazione di Paola Perego; Help!, con Fabrizia Carminati; C’est la vie e Studio 5, quest’ultimo nella stagione 1986/1987. Nel 1986 e nel 1987 è anche il padrone di casa con Corrado Tedeschi del concorso di bellezza Miss Italia, sempre su Canale 5.

Ma la notorietà e il successo arriveranno con la trasmissione pre-serale “Tra moglie e marito” che andrà in onda dal 1987 fino al 1991 e con la quale Columbro vincerà ben tre oscar della TV, i Telegatti.

Nel 1989 conduce alcuni speciali per Canale 5, tra cui Una sera c’incontrammo, dedicato agli innamorati nella sera di San Valentino, durante il quale ha inaugurato il lungo sodalizio professionale con Lorella Cuccarini[. Debutta in prima serata nell'estate del 1990 presentando il varietà Bellezze al bagno, ripreso anche per un'edizione invernale, andata in onda tra il gennaio e il febbraio 1991, intitolata Bellezze sulla neve da lui condotta in coppia la Cuccarini, e con la partecipazione di Francesco Salvi.Dal 1991 al 1993, i due presentatori conducono con successo due edizioni di Buona domenica, tra il 1991 e il 2000 cinque edizioni di Paperissima e tra il 1994 e il 2001 quattro edizioni di Trenta ore per la vita. Nel 1992, inoltre, vince per la seconda volta il Telegatto come Personaggio Maschile dell'anno. Sempre accanto alla Cuccarini, nel 1995 è al timone de La grande avventura, trasmissione evento che celebra i quindici anni di vita di Mediaset (all'epoca chiamata ancora Fininvest), in cui i due presentatori, assieme a tutti i personaggi più amati dell'azienda, ricostruiscono la storia del gruppo del Biscione. Sempre insieme guidano anche Il galà della pubblicità mentre Stelle a quattro zampe è insieme ad Anna Falchi. Sarà ancora con la Cuccarini  nel 1997 nel varietà del sabato sera A tutta festa, in onda nella primavera del 1998, a cui partecipa, attraverso siparietti comici, anche la Premiata Ditta[. Da solo, invece, conduce nell'aprile 1994 Canzoni spericolate, varietà di prima serata di Canale 5.

A fine maggio del 1999 conduce Il grande bluff, e a settembre Scherzi a parte con Simona Ventura. Nel 2000 presenta l'ultima edizione del concorso musicale Vota la voce, affiancato ancora una volta dalla Cuccarini.Alla carriera di conduttore alterna quella di attore, intrapresa nei primi anni della sua carriera, prendendo parte a varie fiction Mediaset. Nel 1993 è protagonista con Nancy Brilli della miniserie Papà prende moglie, per la regia di Ninì Salerno;

Nel 1996 è il protagonista della fortunata serie televisiva di Canale 5 diretta da Rossella Izzo Caro maestro, nel quale ricopre il ruolo dell'insegnante di scuola elementare Stefano Giusti. Tra gli interpreti che lo affiancano vi sono Elena Sofia Ricci, Sandra Mondaini, Franca Valeri e Francesca Reggiani. A fronte di una media di ascolti di 7.484.000 spettatori, l'anno seguente viene mandata in onda una seconda stagione nella quale viene riconfermato il cast con l'aggiunta di Stefania Sandrelli. Anche questo ciclo registra ottimi ascolti tanto che gli sceneggiatori prevedevano la realizzazione di una terza stagione che però non vedrà la luce a causa del rifiuto di Columbro, il quale, non accetta poiché impegnato su altri progetti.

Nel 1998 è affiancato da Sabrina Ferilli in Leo e Beo, nel quale veste i panni di Leo, proprietario del cane Beo doppiato da Leo Gullotta; e nel medesimo anno interpreta anche il poliziesco Il commissario Raimondi, diretto da Paolo Costella, assieme a Barbara De Rossi. Nel 2001 gira la sit com Ugo con Barbara d’Urso e Stefano Masciarelli In cui interpreta un eccentrico Entomologo.

Grazie all’incontro con uno dei maggiori produttori teatrali italiani, Lucio Ardenzi, nel 1994 nonostante i numerosi impegni televisivi, convince Columbro a tornare alla sua grande passione, il teatro, riprende così la carriera teatrale iniziata alla fine degli anni settanta. Per due stagioni, dal 1994 al 1996, è in scena con Lauretta Masiero e Mariangela D'Abbraccio nella commedia di Clive Exton Twist, coni cui vincerà il “biglietto d’oro”. Dal 1997 al 1999 recita con Barbara De Rossi in L'anatra all'arancia di Marc Gilbert Sauvajon, seguito nel 2001 da Alla stessa ora il prossimo anno di Bernard Slade assieme a Maria Amelia Monti, per la regia di Patrick Rossi Gastaldi.

Nel dicembre del 2001 è colpito da emorragia cerebrale resta in coma per circa tre il settimane, il 24 dicembre si sveglia e dopo molti mesi di riabilitazione nel 2002 è di nuovo  a canale 5 per una ennesima puntata di PAPERISSIMA questa volta non con la sua partner storica Lorella Cuccarini ma con Natalia Estrada. Poi sarà di nuovo in Rai con la Cuccarini nel programma SCOMMETTIAMO CHE.

Nel 2003 è in scena con Francesca Draghetti nella divertente commedia di Ray Cooney Funny Money per la regia di Patrick Rossi Gastaldi.

Nel “2006” ancora in teatro con un cult del cinema americano, vince il premio Persefone per aver interpretato  TOOTSIE nel ruolo che fu di Dustin Hoffman nell’omonimo film.

Nel 2008 insieme a Mariangela D’abbraccio interpreta  Jason nella commedia brillante ROMANTIC COMEDY di Bernard Slade per la regia di Alessandro Benvenuti.

Nel 2011 è in scena con Paola Quattrini nella commedia DADDY BLUES,  di Martyne Visciano e Bruno Chapelle per la regia di Vincenzo Salemme.

Con Gaia de Laurentis nel 2015 ripropone la commedia ALLA STESA ORA IL PROSSIMO ANNO di Bernard Slade   che aveva già portato in scena nl 2001 con Maria Amelia Monti. Columbro nella sua lunga carriera televisiva ha vinti ben 14 telegatti , e numerosi riconoscimenti e premi in ambito teatrale. I suoi impegni teatrali si alternano con vari interessi: un’azienda che  distribuisce in Italia e all’estero prodotti biologici, azienda che ha creato con la sua attuale compagna Marzia Risaliti. Il Suo ruolo di conferenziere di argomenti legati alla ricerca Spirituale e di argomenti di frontiera.

La gestione dell’albergo in Val D’Orcia la LOCANDA VESUNA . Insomma sempre instancabile e alla ricerca di nuove interessi e emozioni da condividere.

- La casa.

Sono nato a Viareggio un po’ di anni fa, ed ho trascorso tutta la mia infanzia, nell’entroterra viareggino. Abitavo in una ‘casa comune’, tra virgolette, un grande spazio dove erano state costruite due case una di fronte all’altra: una colonica e una piu’ moderna, separate da un grande orto. Nella casa colonica abitavano i miei zii e i miei nonni, in quella piu’ moderna i miei genitori le mie sorelle ed io.

- Mio nonno.

L’orto era il simbolo di questo luogo perche’ con i suoi prodotti dava da mangiare a ben tre famiglie. Se ne occupava con amore personalmente mio nonno che aveva anche un pollaio, dei piccioni e dei conigli. Ho vissuto la mia prima infanzia in un ambiente estremamente rurale dove i ritmi coincidevano con quelli della natura che assecondavano il mutare delle stagioni, l’alternarsi dalle verdure che cambiavano con i mesi. Ricordo il periodo delle more delle fragole, delle castagne, e ricordo l’attesa per i frutti che la stagione seguente prometteva. Oggi e’ cambiato tutto, non c’e’ piu’ quella magia, siamo abituati a trovare tutto sempre ed abbiamo perso cosi’ tanto, senza renderci conto che quello che consideriamo ovvio, in realta’ e’ profondamente conto natura. Ricordo che ogni sabato mio nonno uccideva un pollo o un coniglio e di aver assistito molte volte all’uccisione di quegli animali, ma no e’ mai stata una cosa cruenta, violenta, tutto veniva fatto con rispetto, con una ritualita’ oggi perduta, lo faceva per dare da mangiare alla sua famiglia, con grande rispetto per la vita che sacrificava.

- Mia nonna.

Mia nonna faceva il pane nel forno fuori, era una semplice contadina priva di cultura, ma con un gran senso pedagogico, una donna splendida. Ricordo che faceva una cosa bellissima per noi nipoti. Per farci stare buoni lei ci riuniva nella grande cucina colonica e ci preparava per merenda la crema con i savoiardi. Metteva un enorme pentolone di latte sul fuoco e attorno al pentolone sistemava gli sgabelli dove noi bambini salivamo in piedi. Mentre lei raccontava le storie senza smettere di mescolare il latte, noi fissavamo la massa bianca come ipnotizzati e il latte, come per magia diventava, una televisione ante litteram, uno schermo sul quale si proiettavano le immagini evocate dal racconto. La favola durava il tempo di cottura della crema che una volta pronta mangiavamo felici con i savoiardi seduti composti attorno al tavolo di cucina. Racconto spesso questo episodio, perche’ credo che sia un modo altamente pedagogico per stare con i propri nipoti e raccontare delle favole, un modo conviviale ed educativo nello stesso tempo. - Il rosario. Un altro ricordo bellissimo che ho di lei e’ legato alla recita del rosario che nonna e nipoti dicevamo insieme tutti i giorni dalle quattro, alle cinque. Alle cinque pero’ iniziava la TV dei ragazzi con Rin Tin Tin, e i programmi che mi piacevano moltissimo. Come nella migliore delle tradizioni lei recitava la prima parte delle preghiere e noi piccini dovevamo prontamente rispondere “ora pro nobis”, naturalmente non avevamo la minima idea di che cosa volesse dire “ora pro nobis” per noi “ora” con la ‘o” aperta, da buoni toscani voleva dire “ora” e quando si avvicinavano le cinque cominciavo a rispondere “ora c’e’ Rin Tin Tin”, “ora c’e’ Rin Tin Tin” e lei mi trafiggeva con lo sguardo e mi riprendeva sempre.

- Il periodo piu’ bello della mia vita.

Quel periodo e’ stato sicuramente il piu’ bello della mia vita, trascorrevo tanto tempo fuori all’aria aperta con i miei cugini ed ero un po’ il cantastorie del gruppo, come mia nonna mi inventavo storie fantastiche che raccontavo nell’orto seduto in terra o sui mattoni e nel raccontarle mi divertivo immensamente. Giocavamo sempre fuori, davanti casa c’era un campo enorme dove stava un signore che faceva le funi, li’ lavorava anche mio nonno e a me piaceva vederlo lavorare. Noi ragazzi amavamo giocare agli indiani e costruivamo grandissime capanne con le canne, a volte interi villaggi, se trovavamo la materia prima, andavamo con la bicicletta fino alla Farabola (un fosso non distante) a pescare, a cercare le more nei roveti o a fare asparagi selvatici, a rubare le mele, ma tutto sempre a contatto con la natura. Ricordo un personaggio singolare che noi chiamavamo “il moro”, era un uomo con una folta barba nera, carnagione scura con una bandana in testa tipo pirata e mangiava i ricci, quando ne catturavamo due o tre glieli portavamo e in cambio ottenevamo degli immensi cocomeri, che nel giro di un paio di giorni facevamo fuori.

- La festa della Madonna, le baldorie e la Pasqua.

Per la festa della Madonna andavo a cogliere i fiori per poi portarli a chi faceva i tappeti con i petali, io all’epoca ero stato scelto dal prete come pures cantore durante la processione e per me era un evento importantissimo. Mi vestivo da pretino gia’ nel pomeriggio, sfinivo mia madre affinche’ mi facesse il bagno e mi aiutasse a vestirmi nonostante la processione fosse a sera inoltrata, ma mi piaceva andare, cosi’ vestito, a controllare come procedeva la creazione dei tappeti tutto fiero di portare quell’abito e la croce. Poi c’era la festa delle baldorie sempre per festeggiare la Madonna ed anche quello era un momento di coesione sociale importante. Era una festa rionale, della comunita’ alla quale partecipavamo tutti con entusiasmo e che soprattutto noi bambini aspettavamo con ansia. Infine la Pasqua che per noi era sinonimo di torte di cioccolata e di semolino. Mia madre ne preparava tante e le metteva sopra il mobile e le mie sorelle ed io ci alzavamo di nascosto di notte per andarle a mangiare e quando la mattina ci scoprivano erano sempre guai, non si sa per quale motivo il loro numero diminuiva vertiginosamente in pochi giorni e sempre di notte… E quando non erano torte erano cachi messi su a maturare, ma il risultato era lo stesso, grandi scorpacciate clandestine.

- I limiti del mio mondo di bambino.

I limiti del mio mondo di bambino erano da una parte le montagne, le Apuane e dall’altra la ferrovia, oltre la ferrovia sapevo che c’era la citta’ e ancora oltre il mare. A dodici anni varcai quel confine e fu una specie di shock, io sempre vissuto in campagna dove la cerebralita’ era bandita, dove si viveva con naturalezza e semplicita’. Non conoscevo nulla della citta’, sapevo come si badava ai conigli, ai polli, ma del resto proprio niente. Soprattutto non sapevo niente sulle donne.

- La città.

Feci le scuole medie a Viareggio e, non mi ricordo come, incappai in un libro di Freud che mi colpi’ moltissimo, ma che abbandonai subito. Nonostante fossi diverso dagli altri ragazzi, riuscii comunque a farmi una compagnia e un giro di amici anche se per molto tempo fui tenuto un po’ ai margini, perche’ reputato strano, ero il tonto venuto dalla campagna. Quello che mi ha salvato e’ stato il fatto che comunque ero buffo, sapevo far ridere, quindi accolto perche’ un burlone.

- Il trattato sulla sessualità di Kinsey.

A sedici anni ritrovai il libro di Freud e con esso alcuni testi di Young e soprattutto il trattato Kinsey in due volumi sulla sessualita degli uomini delle donne. Lo lessi avidamente a scopo didattico, per cercare di capire come funzionassero le donne e grazie a queste letture illuminanti divenni l’amico, confidente e sessuologo di fiducia di tutte le ragazze della compagnia, raccoglievo confidenze femminili, davo loro consigli colti e le stupivo per la mia estrema competenza in materia. Fu un bel periodo.

- La prima cotta.

Poi venne il primo innamoramento, era il 69 e mi innamorai della ragazza piu’ bella del Bagno Amore. Io ero bruttino brufoloso tutto naso, ma con questa ragazza ci fu subito un’intesa profonda: parlavamo spesso di filosofia, di religione, di qualsiasi argomento. La sera della sua elezione a Miss del Bagno mi feci coraggio e le chiesi di ballare un lento. Ci trovammo vicini e ci baciammo. Il mio primo bacio. Fu una sensazione strana e bellissima. Quando staccammo le labbra io timoroso le chiesi “ma allora ora stiamo insieme?” Cosi’ ingenuamente come ad essere rassicurato come se il bacio non ne fosse stato la prova evidente. Ricordo anche che quella sera ormai a casa e ringraziai il Signore e chiesi espressamente che lei potesse essere la prima di una lunga serie…

- Uno scherzo che mi ha valso la carriera.

A ventuno anni nacque lo scherzo che mi porto’ alla mia professione. Una sera ero in macchina con degli amici, a quel tempo facevo parte di una compagnia tipo ‘amici miei’ ci piaceva organizzare scherzi di tutti i tipi. Stavamo facendo un giro insieme ad una cara amica, Cinzia, che si lamentava del fatto che non riusciva a trovare per il suo gruppo teatrale un regista per uno spettacolo da proporre ad un concorso importante. Prontamente il mio amico alla guida con naturale nonchalance si volto’ verso di me e dicendo “ma perche’ non lo fate fare a Marco che e’ bravissimo come regista?” Io ressi la parte dandomi anche un tono e accettai di aiutarli. Ovviamente non avevo nessuna concezione ne’ di regia ne’ tanto meno di teatro. Scommettemmo che non avrei avuto il coraggio di presentarmi all’appuntamento il giorno successivo con la compagnia. Raccolsi il guanto della sfida e il pomeriggio seguente mi presentai puntuale chiedendo quale testo avessero scelto da mettere in scena e scoprii che si trattava de La cantatrice calva di Yonesco. Li’ per li’ mi prese un colpo, che razza di testo era quello che aveva come protagonista una cantante per giunta pelata e poi chi era questo Yonesco? Nonostante la mia completa ignoranza in materia e le mille perplessita in merito al titolo, feci finta di nulla, finsi un impegno e mi precipitai in libreria. Li’ trovai il testo edito dalle Edizioni Struzzo e comprai anche una biografia di Yonesco. Mi lessi la commedia tutta la notte, ma non ci capii assolutamente niente. Il cosi’ detto teatro dell’assurdo mi destabilizzo’, poi lessi la sua vita e realizzai che da venticinque anni mettevano in scena quel testo. Rimasi di stucco, studiai il piu’ possibile e la mattina successiva sciorinai tutto quello che sapevo agli altri che, ovviamente, rimasero a loro volta stupiti di tanta cultura. Poi andai in biblioteca a cercare che cosa volesse dire fare il regista, mi lessi la definizione per cercare di capire che cosa dovessi fare in concreto, che cosa si aspettavano da me. Nei giorni successivi, distribuii le parti ai vari attori a caso, si capisce, e iniziammo le prove. Rimasi talmente affascinato dal teatro che dimenticai completamente la scommessa e misi anima e cuore nelle prove fino a montare uno spettacolo vero e proprio. Trovammo una sala dove provare al cinema Goldoni, e disegnai anche le scene. Presi un armadio da un rigattiere, lo forai sul retro, posizionai delle luci al soffitto, e all’interno dell’armadio misi una testa di polistirolo di quelle per reggere le parrucche, che simbolicamente rappresentava la cantatrice calva. Poi feci un fondale e misi delle sedie a lato, un allestimento molto semplice ma evocativo. Un carrista (costruttore di carri allegorici di cartapesata del carnevale tipici di Viareggio), padre di uno della compagnia fece poi dei fondali piu’ seri e il risultato finale era decisamente efficace. Ricordo che la commissione che selezionava le opere per il concorso veniva da Lucca, e per loro scrissi una pagina, nella quale presentavo lo spettacolo. Quando la lessi a voce alta davanti a tanti professori m tremava la voce, se ci penso la sensazione e’ ancora forte. Furono entusiasti, lo spettacolo piacque moltissimo, e non solo passammo quella prima selezione, ma vincemmo il primo premio del concorso.

- Il GAD 80.

Da li’ formai un gruppo di arte drammatica a Viareggio il GAD 80, ottanta perche’ mi sembrava avveniristico, visto che eravamo negli anni settanta ci consideravamo un gruppo d’avanguardia. Decisi di non limitarmi alla regia, ma di recitare io steso e misi in scena un’altra opera di Yonesco, La lezione. Ancora ho il ritaglio di giornale de La Nazione che parlava entusiasticamente dello spettacolo, ritaglio che conservo gelosamente.

- Firenze: l’università.

Poi mi trasferii a Firenze dove mi iscrissi alla facolta di pedagogia a indirizzo psicologico. Di giorno andavo all’universita e seguivo le lezioni e di sera lavoravo al teatro La Pergola dove facevo l’assistente alla regia di Ruggero Rimini. Lavorai un anno con lui poi feci un provino per la Rai e mi trasferii a Milano e li’ inizio’ il mio percorso milanese. A Firenze abitavo con Carlo Fontana e Luca Pieruccetti amici storici che erano anche i miei tecnici delle luci e nel 74, l’11 settembre per l’esattezza andai a Milano ad abitare sempre con Carlo.

- Militare e sonnambulismo.

Da adolescente soffrivo di sonnambulismo e succedeva spesso che mio padre mi ritrovasse sempre nei posti piu’ impensati, una volta saltai addirittura fuori dalla finestra e per fortuna eravamo al piano terra, mi svegliai in garage. All’epoca della mia partenza per il servizio militare accadde un fatto di cronaca importante. Un ragazzo che soffriva di sonnambulismo durante il periodo di leva di notte era uscito dalla caserma. aveva preso un carro armato ed era morto andando a sbattere contro un muro. Io il militare non lo volevo fare e mio padre, che era stato sottufficiale di marina, forte di quello che era successo, ando’ al comando militare di Pisa e disse che era fiero che ‘partissi soldato’ ma che se mi fosse successo qualcosa perche’ ero sonnambulo ci sarebbero andati tutti di mezzo. Il primo anno fui definito ‘rivedibile’ il secondo anno finii all’Ospedale Militare San Gallo dove fui messo alla neuro deliri in una camerata con sei letti chiuso con le sbarre, oltre le quali stava un secondino armato di manganello. L’ambiente non era dei piu’ rassicuranti. Con me c’erano dei personaggi che ‘ve li raccomando’ uno che si era tagliato le vene che guardava sempre il soffitto e ripeteva di continuo «non mi butto, non mi butto», accanto a lui uno che teneva la testa sotto il cuscino e inveiva contro chiunque. Davanti al mio letto c’era un ragazzo di Lucca che leggeva e fumava tutto tranquillo, con una sottoveste di seta bellissima che, quando gli dissi che ero sonnambulo, mi rise in faccia senza ragione. Quando gli chiesi perche’ lui fosse li’ mi disse che era li’ per riposare, una gabbia di matti insomma. Mi tennero una settimana chiuso in quella stanza, mi fecero tutte le analisi possibili e immaginabili, lastre, elettroencefalogramma, prelievi e quando mi chiamarono, non pensarono minimamente che facessi sul serio. Mi derisero perche’ facevo psicologia e credettero che li prendessi in giro, che era una messa in scena per non fare il militare. Quando mi riformarono fu per l’articolo 29 cioe’ turbe psichiche. Questo articolo mi impediva di esercitare in qualsiasi ente pubblico, di poter mettere a frutto la mia prossima laurea, fu una punizione. Sono quindi un matto patentato, meno male ho fatto l’attore.

- Milano.

dal teatro per ragazzi al cabaret. Facevo cabaret, lavoravo al Refettorio l’alter ego del Derby locali mitici di Milano, poi un regista teatrale mi propose di fare teatro per i ragazzi. Mi alzavo alle sei la mattina per andare a montare le scene, le luci, poi recitavo e dopo lo spettacolo ero quello incaricato di intrattenere i ragazzi. Dialogavo con loro a fine recita sui temi delle commedie, solo che i testi mettevamo in scena erano tanti e tutti diversi e spesso facevo confusione tra l’uno e l’altro. Recitavo simultaneamente piu’ ruoli, in Giulietta e Romeo ero Mercuzio ma anche il prete e dopo la morte di Mercuzio, quando rientravo in scena vestito da frate e recitavo col vocione tutto impegnato, sentivo i ragazzi che dicevano, ecco Mercuzio vedi che non e’ morto… e io mi ci arrabbiavo moltissimo. Fu un periodo di grande esperienza, entrai al Teatro di Porta Romana dove facevo testi di Dario Fo poi a La Scala e nell’ottantuno entrai a Canale 5 facendo la voce del pupazzo Five e da li’ la mia carriera alla Mediastet fino al 2001.

- L’arrivo a Mediaset.

Nell’ottantun fui chiamato da due amici costruttori di pupazzi, con i quali collaboravo da tempo, per andare fare un provino a quella che allora era Tele Milano. Avrei dovuto dare la voce ad un pupazzo che avrebbe potuto diventare la mascotte della rete. Inizialmente fui molto reticente, ero un attore e aspettavo, in cuor mio che mi chiamasse Streler. Mi convinsero a fare questo provino, arrivammo a Milano Due negli studi sotterranei di Tele Milano dove Berlusconi stava facendo la regia di una canzone di Martelli e si divertiva a dare gli stacchi alle camere. Dopo un’ora di attesa si presento’, guardo’ il pupazzo, fece subito un paio di critiche dicendo che il naso andava ridotto, gli occhi dovevano essere diversi e poi chiese chi avrebbe fatto la voce. Io ero a disagio, cercavo di darmi un tono da attore consumato e stavo un po’ sulle mie. Chiesi in tono di sfida che tipo di voce volesse che facessi e lui, che aveva gia’ capito il mio atteggiamento, mi rispose con molta calma che per Five, il pupazzo, aveva pensato ad una voce petulante, doveva essere un donnaiolo, simpatico, un po’ guerrafondaio, ma un perdente, come paperino. Io rimasi allibito e chiesi del tempo per studiarla, tempo che non ebbi perche’ Berlusconi mi invito’ a provare immediatamente. Mi misi seduto al monitor e guardai il pupazzo che doveva interagire con il maestro Martelli. Ovviamente improvvisammo non avevamo nulla di scritto. Berlusconi era veramente divertito, Five prendeva bonariamente in giro Martelli e dopo cinque, sei minuti, si convinse che era la voce che voleva. Mi invito’ a firmare subito il contratto, ma all’epoca ero impegnato con la Rai cosi’ lo feci tre mesi piu’ tardi. Ci fu poi l’incontro per decidere il cache’, per un anno di lavoro. All’epoca abitavo con un amico avvocato e lui mi consiglio’ di chiedere cinquanta milioni. Per me cinquanta milioni erano una sproporzione tenendo conto che, se la mia denuncia dei redditi arrivava a quindici milioni, era festa grande… in ogni caso andai deciso nel suo studio e quando Berlusconi mi chiese quanto avrei voluto, mi mangiai le parole e lanciai la cifra concordata. Berlusconi non fece una piega e prima disse ok, poi mi fece notare che aveva appena scritturato Sandra Mondani e Reimondo Vianello per sessanta, allora io dissi subito “a me vanno bene anche quaranta allora”. E da li’ ho capito una grande lezione e cioe’ che non dobbiamo mai dire una cifra. Fu il mio primo contratto.

- Buongiorno Italia.

Dopo alcuni mesi mi chiamo’ da lui e mi propose un programma alle otto e mezzo. Io onoratissimo pensai subito alla prima serata e invece lui intendeva la mattina. Mi fece vedere una trasmissione americana dal titolo Buongiorno America trasmissione che andava in onda da trentacinque anni con un successo incredibile. Si trattava di un rotocalco con servizi di vario genere dal fitness, alla cucina dall’attualita’ al costume, previsioni del tempo e news. Fu il primo programma mattutino ad andare in onda da noi, sulla Rai c’era sempre il monoscopio e per me rappresento’ il debutto in televisione. Ero affiancato da Antonella Pianini oggi una giornalista di Rete Quattro, ricevevamo ospiti in studi, avevamo dei bei servizi, delle belle rubriche. Andammo avanti per due anni, lavorando molto spontaneamente, ignorando spesso i copioni. A quei tempi avevamo veramente delle telecamere in qualche maniera, attrezzature mal messe… da vergognarsi quando arrivavano gli ospiti. Erano i primi tempi di Canale Cinque dove si respirava l’aria del pionierismo. Erano i momenti in cui Berlusconi spesso ci riuniva e ci spronava, convinto che saremo diventati l’alter ego della Rai. Noi ovviamente non ci credevamo, allora, era impensabile una cosa del genere. Ma era cosi’ grintoso e determinato che vivevamo un momento molto emozionante di forte creativita’. Molto prima che la Fininvest diventasse cosi’ elefantiaca. Era tutto piu’ semplice e la creativita’ di casa.

- Tra moglie e marito.

Tra moglie e marito nacque da un rotocalco che si chiamava Studio Cinque, un contenitore di attualita’, intrattenimento e giochi dove l’ultima parte era rappresentata da un gioco in cui le cui alcune coppie si sfidavano per capire quelle che si conoscevano meglio. I mariti venivano fatti uscire e alle mogli venivano fatte delle domande, le risposte venivano scritte su delle lavagnette e quando rientravano i mariti venivano poste loro le stesse domande e confrontate con le risposte date dalle mogli . In questo modo veniva scelta la coppia piu’ i sintonia. Da questo si passo’ ad una trasmissione vera e propria per la quale venne studiata una formula vincente. Diciamo che il gioco era pilotato, ma pilotato in modo intelligente. Il nostro autore Tullio Ortolani aveva fatto in giro per l’Italia migliaia di provini. Faceva litigare le coppie e da come litigavano li divideva in tre categorie. Una volta a Milano ad ogni gruppo faceva cento domande e confrontava le risposte vedendo quali erano quelle piu’ in sintonia. Quando la coppia arrivava in trasmissione ed io facevo una delle cento domande, la coppia doveva rispondere come aveva risposto alle selezioni. Io ovviamente ero all’oscuro delle risposte cosi’ come non conoscevo prima le coppie. In questo modo avevamo assicurate delle puntate spontanee e divertenti e uno spettacolo che funzionava. Questo decreto’ il successo della trasmissione. Ricordo una signora marchigiana alla quale chiesi se le piaceva prendere il sole. E lei rispose in dialetto stretto “si’, ma con le tette de fora” allora feci interrompere, ma la signora fino al quarto tentativo rispose nello stesso modo, finche’ non ottenemmo un “si’, ma con il zeno de fora”. Di coppie mitiche ce ne sono state tante e in oltre seimila puntate mi sono accorto che le donne erano le piu’ disinibite, piu’ disposte a parlare anche delle cose piu’ intime, a differenza dei mariti, molto piu’ pudichi e reticenti. In piu’ ho notato che dopo la messa in onda delle puntate molte coppie si separavano o, al contrario rinsaldavano il loro rapporto. Dopo quattro, cinque edizioni mi accorsi che c’erano coppie che venivano solo per mettersi in mostra e fare spettacolo, in piu’ c’erano anche Barbareschi e Magalli che facevano cose simili, per cui smettemmo di farla.

- Una sera ci incontrammo: io e Lorella.

Dopo il successo di tra moglie e marito testimoniato oltre che dagli oltre quattro milioni di telespettatori per sera anche da un articolo dal titolo “Columbro destabilizza l’informazione” (il programma andava infatti in onda in contemporanea con i tg serali), mi fu proposto di fare una puntata unica di un varieta’ serale nella quale sarei stato affiancato dalla giovane showgirl Lorella Cuccarini. Il programma era Una sera ci incontrammo. La incontrai alle prove tre giorni dopo una ragazza bionda dalle gambe lunghissime, lo sguardo vivace e una voce bella forte che mi accolse simpaticamente. Dovevamo preparare tre balletti di cui uno era un famoso balletto di Fred Astaire e Ginger Roger. Dopo un’ora di prove io volevo andare via, ma per cortesia nei suoi confronti rimai, visto che mi aveva chiesto di restare, ma dopo un’altra mezzora mi preparai per andare, ma lei insistette per provare ancora e ancora. Fu li’ che capii che era una vera e propria macchina da guerra, instancabile, un vero osso duro. Morale mi tenne in palestra piu’ di due ore e mezzo dalla quale uscii distrutto. Lo spettacolo decreto’ la coppia Cuccarini-Columbro e ando’ tanto bene che l’anno dopo lo riproponemmo. Durante la preparazione del balletto per quell’edizione in prova caddi rovinosamente sulle sue gambe. Ero preoccupatissimo, era stata una caduta disastrosa dalla quale lei si rialzo’ come se non fosse successo niente ridendo. Li’ ebbi il chiaro segno che qualcuno dall’alto ci aveva messo una mano. A questo punto Antonio Ricci, che la sapeva lunga, ci propose Paperissima che ando’ avanti con un successo incredibile per diverse stagioni.

- La prima diretta di canale 5.

Nel novantatre Canale 5 ottenne la diretta e Berlusconi propose me e Lorella per Buona Domenica il programma di intrattenimento domenicale, una maratona di sei ore di gara spettacolo. Ricordo che Publitalia vendette agli investitori la prima puntata della trasmissione al 12% di cher. Alla fine della serata ci fu comunicato che avevamo fatto il 23% battendo Pippo Baudo. Nessuno si aspettava un successo cosi’ immediato. A telecamere spente Lorella ed io ci abbracciammo stretti piangendo per la stanchezza, la felicita’, la commozione. Fu un momento bellissimo. La trasmissione aveva avuto successo, rompeva gli schemi con le altre, era divertente, diversa, animata dalla gara tra me e Lorella e poi aveva anche molti momenti impegnativi come la parodia che insieme ai Tre Tre ogni domenica mettevamo su. In due anni facemmo sessanta parodie. L’esperienza di buona domenica e’ stata veramente bella perche’ con Lorella avevamo un’intesa veramente speciale bastava un’occhiata per capire cosa dovevamo fare, ci facevamo da spalla a vicenda, un’alchimia spontanea, un affetto sincero.

- Curiosità

Nella puntata dei Simpson in cui la foto di Homer con la danzatrice orientale si diffonde in tutta Springfield, Apu rivolge dei complimenti ad Homer il quale, ignaro, afferma di essere stato scambiato per Marco Columbro. (episodio #7G10).
Nel film Il bisbetico domato compare per pochi secondi nelle vesti di un autista amico di Elia.
Marco ha interpretato il disk jokey in geppo il folle un film per cinema di adriano celentano del 1978.
Nell’85 Marco Columbro e la sua trasmissione tra moglie e marito furono una parodia in Topolino dove “Mark Topumbro” conduceva la coppia ideale e Topolino e minnie furono ospiti.
Interpreta Whisky in lilli il vagabondo.

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